
E’ il primo album di Paolo Saporiti, si intitola ‘Aloe’ e qualcuno lo ha già consacrato disco dell’anno. Si tratta di un album intenso, emozionante, suggestivo e incredibilmente originale, di quelle opere che, purtroppo, oggi si fatica a scovare e ascoltare, tanto che la Universal non se l’è di certo fatto scappare. Saporiti si può definire un vero artista, è un autore dalla voce graffiante, sottile e sussurrata ha all’attivo già due dischi da solista con la Canebagnato Records, ‘The restless fall’ e ‘Let it happens…’ e uno nel trio Don Quìbol con la stessa casa discografica milanese.
Oggi, però, è entrato a far parte della Universal Music Italia, sempre attenta a non farsi scappare le occasioni di ‘accaparrarsi’ artisti di un certo livello, capaci di fare musica di qualità. Lo stesso cantante racconta che il suo ‘Aloe’ è un album dal sapore emozionante ed intenso, frutto di un percorso che lo ha consacrato ciò che è oggi. “La mia strada l’ho percorsa dall’interno. Ho abitato la musica. Ho vissuto in un mondo, musicale, creato dagli altri”. Questi altri cui Paolo si riferisce sarebbero Nick Drake, John Martyn, Bruce Cockburne, Jackson Browne, James Taylor e Joni Mitchell. Senza dimenticare Jeff Buclkey. Autori particolari che non tutti sanno ascoltare e comprendere, ma Paolo ha saputo farlo. Ha tratto le atmosfere di quei mondi paralleli e le ha fatte sue, tramutandole nel suo mondo.
Ha vissuto, ha elaborato e capito e alla fine ha attraversato un percorso affascinante che nelle canzoni si sente. Saporiti ha una sua visione della vita, delle cose che accadono e della morte, ancora un forte tabù per la società contemporanea, ma non per Paolo che la definisce “un bene se diventa creativa. E’ una ricchezza immensa se si ha la forza di affrontarla”.
Dodici brani di cui uno solo in italiano, ‘Gelo’, che è anche tra i più intensi. Dodici pezzi caldi, raccolti, colorati in cui si viene travolti dalla voce di Paolo ma anche dal violoncello di quell’altrettanto straordinario artista che è Zeno Gabaglio. Nel disco Teho Teardo, compositore di colonne sonore quali “Il Divo” e “La Ragazza del Lago”, suona diversi strumenti tra cui piano, chitarre, glocknspiel, basso ed elettronica. Sono suoi gli arrangiamenti cosi come l’orchestrazione di un quartetto d’archi.
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