A Reggio Emilia prende forma un percorso che attraversa parole, immagini e ricordi, raccontando il tempo come lo ha sempre vissuto e trasformato Francesco Guccini nella sua musica e nei suoi libri.
La mostra si intitola “Canterò soltanto il tempo” e nasce proprio da uno dei versi più evocativi del cantautore. Non è solo un omaggio, ma un modo per entrare dentro il suo mondo, fatto di narrazione, memoria e luoghi che tornano continuamente.
Il tempo come filo conduttore
Chi conosce Guccini sa che il tema del tempo non è mai secondario. È qualcosa che attraversa tutta la sua produzione, dalle canzoni ai romanzi.
Non viene raccontato in modo lineare. Piuttosto emerge nei dettagli, nei ricordi, nei passaggi tra passato e presente. È lì che prende forma il senso delle sue storie.
La mostra prova a restituire proprio questa dimensione, senza semplificarla troppo.
Un viaggio tra luoghi e oggetti
Lo spazio espositivo si costruisce come una sorta di atlante visivo. Da una parte ci sono i paesaggi legati a Pavana, luogo centrale nella vita e nell’immaginario di Guccini.
Dall’altra, oggetti quotidiani, dettagli domestici, tracce di una vita fatta anche di cose semplici.
È un modo per raccontare un percorso che resta profondamente legato alla tradizione, ma anche alle passioni personali: la letteratura, i fumetti, le lingue locali.
Tutto contribuisce a costruire un racconto che non è mai isolato, ma sempre collegato a qualcosa di più grande.
Il tempo visto attraverso le immagini
Accanto al lavoro narrativo, la mostra ospita anche la fotografia di Kai-Uwe Schulte-Bunert, che affronta lo stesso tema da un altro punto di vista.
Nelle sue immagini il tempo viene scomposto, quasi deformato. Non è più una linea precisa, ma un flusso che si muove e si perde.
Il risultato è qualcosa che somiglia alla memoria. Frammenti che riaffiorano, senza un ordine preciso, ma con una forza difficile da ignorare.
Illustrazioni e nuovi sguardi
Il percorso si arricchisce con i lavori di diversi illustratori, tra cui Simona Costanzo, Arianna Lerussi e Veronica Ruffato.
Ogni contributo aggiunge un punto di vista diverso, senza cercare di imitare lo stile di Guccini, ma provando a dialogare con esso.
Tra i progetti creati appositamente per l’esposizione c’è anche la serie “E Pavana un ricordo”, firmata da Paolo Simonazzi, che torna ancora una volta su uno dei luoghi simbolo del cantautore.
Una mostra aperta a tutti
L’esposizione è ospitata allo Spazio Gerra, nel centro di Reggio Emilia, e sarà visitabile dal 18 aprile al 18 ottobre.
L’ingresso è gratuito, scelta che rende l’iniziativa accessibile anche a chi magari non conosce a fondo Guccini, ma è curioso di avvicinarsi al suo mondo.
Non è una mostra da consumare in fretta. Richiede tempo, attenzione, e forse anche un po’ di familiarità con quel modo di raccontare che non dà risposte immediate.
Ma è proprio lì che si gioca tutto. Nel rapporto tra quello che si guarda e quello che, in qualche modo, resta dentro.



